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  Palazzo Doria Pamphilj
 
   
 

La storia

Palazzo Doria Pamphilj è il risultato di un grande complesso architettonico, che si estende tra via del Corso, piazza del Collegio Romano e via del Plebiscito, ed appartiene ancora oggi ai Doria Pamphilj. Le origini dell'edificio risalgono alla metà del Quattrocento, con un primo nucleo costruito sulla via Lata, per volere del cardinale Nicola Acciapacci, arcivescovo di Capua. Rimasto incompiuto alla morte di quest'ultimo, la costruzione fu completata dal cardinale Dionigi Szeck arcivescovo di Esztergom. Alla sua morte passò al card. Gabriele Rangoni dei Minori, che la legò al capitolo di S. Maria Maggiore. Fu acquisito in seguito dal viterbese Fazio Santorio, divenuto nel 1505 cardinale di S. Sabina, che lo ampliò. L'edificio fu ricostruito tra il 1505 e il 1507 sulla Via Lata con un cortile interno attribuito al Bramante (1444-1514). In seguito il palazzo fu donato a Francesco Maria della Rovere, nipote di Giulio II (1503-1513), che lo fece completare e trasformare. Nel 1601 fu acquistato da Pietro Aldobrandini, che lo ampliò, verso il 1640, con due nuove ali poste ai lati del cortile maggiore e un'altana. Nel 1647 Camillo Pamphilj, nipote di papa Innocenzo X, sposò donna Olimpia Aldobrandini, che recò in dote il palazzo dove i Pamphilj si trasferirono quando Innocenzo X donò la residenza di famiglia in piazza Navona alla cognata Olimpia Maidalchini. I Pamphlj, antica famiglia eugubina, insigne già nel Medioevo, si trasferirono a Roma alla fine del XVI sec. con Antonio, procuratore fiscale di Innocenzo VIII. Furono inoltre principi di S. Martino al Cimino e di Valmontone, duchi di Montelanico e di Carpineto, Marchesi di Montecalvello. Nel 1652, venne operato un ulteriore ampliamento verso la piazza del Collegio Romano, dopo la demolizione del Palazzo Salviati, per cui fu dato incarico ad Antonio Del Grande (1625-1671), che realizzò la facciata ad L a quattro piani in angolo sulla piazza. Nel 1671 Anna Pamphlj sposò Giovanni Battista Doria Landi, genovese così i nomi delle due famiglie vennero unificati. Fu completata quindi la decorazione delle sale mentre i lavori vennero affidati a Giovanni Pietro Morali e poi a Carlo Fontana. Successivamente il principe Camillo Doria Pamphilj Landi, figlio di Giovan Battista e Anna, incaricò nel 1731 Gabriele Valvassori di completare la facciata su via del Corso, restaurare la parte dell'edificio intorno al cortile e costruire la loggia chiudendo la loggia sopra il porticato. Nel 1739 subentrò, nella conduzione dei lavori, Paolo Ameli che nel 1744 realizzò la parte del palazzo su via del Plebiscito demolendo delle case acquistate da Girolamo Doria Pamphilj Landi, fratello di Camillo. Nel 1769 l'architetto Francesco Nicoletti realizzò un grande salone da ballo, trasformando il cortile sulla via del Corso, per una festa in onore dell'Arciduca Pietro Leopoldo I, Granduca di Toscana. Nel 1878 i lavori passarono sotto la conduzione di Andrea Busiri Vici, che realizzò nel 1848 la cavallerizza coperta, su via del Plebiscito, il portico occidentale, le scuderie e le facciate su via della Gatta e piazza Grazioli. Con questi lavori la parte del palazzo in piazza del Collegio Romano fu collegata con quella in via del Plebiscito. Il Palazzo è ancora proprietà della famiglia ed è suddiviso in vari nuclei di differenti destinazioni tra cui la Pinacoteca, che conserva al suo interno grandi capolavori tra cui il Ritratto di Innocenzo X del Velasquez e il Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio.

La costruzione

La facciata su via del Corso, realizzata dal Valvassori, è inquadrata da cinque fasce bugnate verticali, con tre portali affiancati da colonne con capitelli adorni di gigli, elemento araldico dei Pamphilj, sovrastati da balconi collegati da finestrelle continue. Al primo piano si aprono finestre architravate sormontate da finestrelle con timpano mistilineo; al secondo piano, finestre a timpano mistilineo con balconi a balaustra ed al terzo, finestre con cornice mistilinee. A coronamento un imponente cornicione, riccamente decorato. La facciata sulla piazza del Collegio Romano si presenta ad L su cui si aprono al pian terreno, sul lato lungo, un portale riquadrato e bugnato, con lesene ai lati e finestre con architrave a pagoda. Al primo piano presenta finestre con timpano centinato mistilineo, mentre al secondo a timpano triangolare con decori e al terzo finestre incorniciate semplicemente. La facciata su via del Plebiscito è a cinque piani, divisa in tre parti con le due laterali a bugne e la centrale liscia; al piano terreno sono le porte delle botteghe ad arco ribassato e al centro una piccola porta con sopra un'edicola mariana del 1796 con una cornice a raggi. Al primo piano si aprono finestre modanate e porte-finestre adorne di conchiglia; al secondo, finestre con balconcino a ringhiera panciuta; al terzo finestre con timpani curvilinei o a pagoda. A coronamento è posto un cornicione a mensole in cui sono inserite finestre ovali; agli angoli arrotondati notiamo fasci di lesene. Da via del Corso si accede ad un cortile quadrangolare, a due ordini di arcate, otto nei lati lunghi e sette in quelli corti, sostenute da colonne con capitelli dorici. Il piano terreno, attribuito al Bramante, appartiene alla prima fase della costruzione, quella del card. Santorio. All'interno del palazzo, di particolare rilievo la Galleria degli Specchi, l'ala prospiciente via del Corso, realizzata dal Valvassori e decorata nel 1733-34 da Aureliano Milani con la Caduta dei Giganti e le Storie d'Ercole. Le altre sale su via del Corso furono decorate dal quadraturista bolognese Pompeo Aldovrandini che lasciò alla sua morte il lavoro incompiuto.

 

 

 

Domenica 12 Novembre 2017 ore 16.15

Prenotazione obbligatoria l Massimo 30 persone l Quota visita guidata e biglietto d'ingresso Euro 18.00.
App.to ore 16.15 in via del Corso, 305, al palazzo l Individua sulla Mappa l Più info sul palazzo
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