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  Palazzo Altemps
 
   
 

La storia

Il palazzo apparteneva alla famiglia Riario che verso la fine del Quattrocento visse un momento di massimo splendore grazie alla stretta parentela con il Papa Sisto IV. Oltre al palazzo Riario, ora Altemps, i nipoti del Papa si fecero costruire i palazzi Riario ora della Cancelleria e Riario adesso inglobato in palazzo Corsini. Alla morte di Girolamo Riario, primo costruttore del palazzo, il palazzo passò al figlio, Ottavio Riario Sforza. Alla metà del '500 divenne residenza dell'ambasciatore spagnolo; poi venne acquistato dal card. Soderini, per passare al cardinale di origine tedesca Marco Sittico Hohenems, il cui nome italianizzato diviene Altoembs e infine d'Altemps. Decaduta nel '700 la famiglia, il palazzo venne affittato e la collezione di antiquaria oltre alla biblioteca privata degli Altemps, venne smembrata.

La costruzione

Il nucleo originario del palazzo risale al 1480, momento in cui, Girolamo Riario, generale di S. Romana Chiesa, fratello di Raffaele e nipote di Papa Sisto IV della Rovere (1471- 1484), iniziò la costruzione del suo palazzo affidando i lavori forse a Giuliano da Sangallo che incorporò alcune case medievali addossate alla cinta fortificata che si svolgeva parallelamente a via dei Soldati; a questa quattrocentesca fase dei lavori risalgono le facciate su via dei Soldati e su via e piazza di S. Apollinare. Alla morte dello zio il palazzo fu saccheggiato e rimase a lungo disabitato. I lavori furono ripresi nella prima metà del XVI secolo da Baldassarre Peruzzi e Antonio da Sangallo il Giovane, che ampliarono il palazzo abbozzando la forma del cortile. Questo, completato da Martino Longhi il Vecchio é di pianta rettangolare, porticato su due lati con otto arcate sul lato maggiore e cinque su quello minore, mentre gli altri due lati sono invece chiusi da finestre. Il cortile, tra i più belli di Roma, è ad arcate in travertino e rifinite in stucco, recanti gli emblemi degli Altemps e degli Orsini (lo stambecco rampante e la rosa), adorno di sculture e reperti classici. Notevole è la fontana con decorazioni in pasta vitrea che poggia su un lato del cortile. Alla fine del XVI secolo, furono aggiunti in facciata altri particolari decorativi, tra i quali il portale principale su via di S. Apollinare e le bugne ai cantoni, quest'ultime poste in opera da Giacomo Della Porta. Straordinaria per composizione risulta l'altana realizzata Onorio Longhi, figlio di Martino il Vecchio, di pianta rettangolare con due arcate per lato divise da lesene binate e recante alla sommità della copertura cupoliforme, lo stambecco rampante e quattro piramidi ai cantoni. Il piano nobile, a cui si accede per una scala anch'essa adorna di antiche sculture, conserva innumerevoli sale degne di nota tra le quali si ricordano per bellezza la Sala della Piattaia , delle Prospettive , del Camino con il fregio raffigurante le Favole degli Dei dipinto nel Seicento da Giovan Francesco Romanelli, e delle Quattro Stagioni , con affreschi eseguiti da Vitruvio Alberi, e Pasquale Cati. Magnifica è la loggia affrescata con motivi vegetali su un finto gazebo aereo che prospetta sul cortile.

Le curiosità

Il palazzo incorpora la "Cappella di S. Aniceto", l'unica tomba papale in un edificio privato, quella dell'undicesimo papa, Aniceto (155-166?), il cui corpo, trovato nelle catacombe di S. Callisto, fu donato da Papa Clemente VIII Aldobrandini (1592-1605) al cardinale Altemps e custodito in una antica urna di giallo antico che secondo la tradizione aveva contenuto le ossa di Alessandro Severo. In quella circostanza, la cappella fu ampliata e decorata con affreschi di Antonio Circignani, detto il Pomarancio, che realizza Santi e Sante , mentre altri affreschi raffiguranti la Vita di S. Aniceto vennero dipinti da Ottavio Leoni. Il palazzo ha ospitato inoltre il celebre Teatro Goldoni, detto "Teatro della Trappola", per l'esiguità dello spazio in cui il pubblico era costretto a muoversi. Il camino, tra i più belli di Roma, venne rimosso dalla sua posizione originaria e trasportato a Villa Malta delle Rose, sul colle del Pincio, per essere usato come fontana; ora è tornato nell'antica sala.

Gli ospiti illustri

Il palazzo nel 1725 ha ospitato il card. di Polignac, che nel 1729 per la nascita del delfino di Francia, fece decorare l'intero cortile, trasformandolo per l'occasione in teatro. Ha inoltre ospitato le riunioni dell'Arcadia, dell'Accademia Tiberina e fu sede dell'Istituto De Merode.

Sabato 3 Novembre 2018 ore 15:30

Prenotazione obbligatoria l Massimo 25 Persone l Quota visita guidata Euro 11.00. Visita svolta con l'ausilio di sistemi audio-riceventi Biglietto d'ingresso gratuito
App.to ore 10.15 in piazza di sant'Apollinare 46, al palazzo l Individua sulla Mappa l Più info sul palazzo
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