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  Palazzo Della Cancelleria
 
   
 

La storia

Le vicende costruttive del palazzo sono strettamente correlate a quelle degli edifici esistenti, quali l'antichissima chiesa di S. Lorenzo in Damaso, edificata da Papa Damaso ( 366 - 384 ) sul luogo del Titulus Laurenti e l'adiacente palazzo del cardinale titolare, anch'esso di vetusta memoria ma restaurato alla metà del XV secolo. Quando nel 1483 il cardinale Raffaele Riario, nipote di Papa Sisto IV, venne nominato titolare della chiesa di S. Lorenzo in Damaso, questi decise di intraprendere radicali lavori di rinnovamento che prevedevano la demolizione e la ricostruzione del palazzo e della chiesa. Le demolizioni iniziarono nel 1484 e l' anno dopo si pose la prima pietra del palazzo ricordata anche da una medaglia appositamente coniata per l'occasione. Nel 1496, il Riario poté finalmente prendere possesso del nuovo palazzo anche se i lavori non erano del tutto terminati. Nel 1517 il palazzo divenne sede della Cancelleria Apostolica che precedentemente si trovava in palazzo Borgia poi Sforza - Cesarini. Nell'Ottocento, durante la seconda occupazione napoleonica, il palazzo fu scelto quale sede della Corte Imperiale. Oggi ospita il Tribunale della Sacra Rota e la Pontificia Romana Accademia di Archeologia.

La costruzione

Tra i più eleganti palazzi romani del primo Rinascimento, la Cancelleria è forse quello dove il disegno sente maggiormente l'influenza dei palazzi fiorentini realizzati alcuni decenni prima. Sul nome dell'architetto che a partire del 1484 progettò l'edificio, si discute ancora; l'attribuzione più probabile vede costantemente il nome di Donato Bramante quale artefice dell'opera, ma questi al momento dell'inizio dei lavori di costruzione era ben lontano da Roma, mentre si fanno altri nomi, soprattutto quello del Bregno. Nel progettare il palazzo, si dovette tener conto della chiesa di S. Lorenzo, che venne inglobata nella costruzione; del limite costituito dalla trafficata via del Pellegrino, dove una clausola stilata con i canonici della chiesa, obbligava la realizzazione su quel lato, di una serie di botteghe al piano terra utilissime per la rendita che offrivano. Il palazzo occupa per un intero isolato di forma trapezoidale, dove sulla sinistra, attorno al cortile, si impostano le sale del palazzo, e sulla destra invece si apre la chiesa, a tre navate, con una sorta di atrio-nartece antistante. L'enorme facciata completamente in travertino che si apre sulla piazza della Cancelleria, è stata modello per generazioni di architetti. Un ben composto basamento compone il piano terra, a leggerissime bugne con finestre dove si aprono i due portali asimmetrici; a sinistra fiancheggiato da due colonne di granito, quello del palazzo che immette nel cortile, realizzato da Domenico Fontana per Papa Sisto V Peretti, con gli stemmi della famiglia Peretti, quali la stella, un ramo con le pere, il leone e i tre monti. Sulla destra si apre invece il semplice portale della chiesa. Il piano nobile presenta una complessa articolazione di cornici e sopra, a mo' di stilobate, la movimentata alternanza delle lesene e dei parapetti delle finestre; queste, superbe per armoniosità e compostezza del disegno, sono centinate, tra le prime a Roma e recano come mostre delle piccole lesene decorate a rilievo con festoni e candelabri. Sopra le finestre, una serie di clipei circolari fanno da sfondo alla rosa dei Riario. Ogni finestra è finemente inquadrata da lesene dai capitelli compositi che sorreggono per tutta l'ampiezza della facciata il fregio con l'iscrizione commemorativa. Al secondo piano, altre lesene d'ordine composito e finestre architravate sormontate dal mezzanino sottolineato da minute finestrelle arcuate. Una bella e semplice cornice chiude il palazzo. Dal portale attraverso un breve androne si passa al cortile rettangolare, autentico esempio di equilibrio e armonia. Composto di un porticato dorico ad arcate a tutto sesto poggianti su 44 colonne in granito ( provenienti dall'antica chiesa di S. Lorenzo in Damaso ) e piloni angolari e sovrastante loggia, presenta il simbolo Riario nei pennacchi delle arcate, nei peducci delle volte a crociera, nella chiave di volta di queste e nei capitelli. L' ultimo piano è in laterizio scandito da lesene composite in travertino. Al centro del cortile, le diagonali del rettangolo, linee di scolo dell'acqua piovana, si incontrano al centro, dove una magnifica rosa dal diametro di oltre due metri funge da chiusino. Attraverso lo scalone si giunge al primo piano, dove si aprono le straordinarie sale; quella detta dei Cento Giorni, affrescata dal Vasari nel 1546 ad ampi riquadri parietali a tutta altezza, dove viene esaltata la figura di Papa Paolo II Farnese, la Sala Riaria con vedute di Roma, la Grande Sala, la Cappella del Salviati decorata da Francesco Salviati, la Sala peruzziana e molte altre.

Le curiosità

Sembra che Raffaele Riario committente del palazzo, vinse ai dadi in una sola notte la somma di ben 14.000 ducati d' oro, a spese di Franceschetto Cybo, figlio di Papa Innocenzo VIII con cui poté iniziare i lavori. Nella costruzione del palazzo della Cancelleria come per molti altri a Roma (Farnese, Barberini ecc. ), vennero impiegate enormi quantità di travertini provenienti dall'inesauribile cava del Colosseo. La Sala dei Cento Giorni viene così chiamata perché Giorgio Vasari e i suoi aiuti la affrescò in soli cento giorni. Durante il Sacco di Roma avvenuto nel 1527 da parte delle truppe di Carlo V, il card. Giovanni Ciocchi Del Monte, futuro Papa con il nome di Giulio III, venne rinchiuso in una delle sale del palazzo, da dove riuscì nottetempo ad evadere da uno dei numerosi camini. Nei sotterranei del palazzo, a partire dal 1938, venne ritrovato un antico sepolcro del 40 a. C., quello del console Aulo Irzio morto nella battaglia di Modena; il sepolcro è costantemente allagato da una falda acquifera che, a causa della costruzione degli argini del Tevere, non poté sfociare più nel fiume e scavò quindi dei percorsi alternativi, allagando il sito archeologico sotto la Cancelleria. L' acqua dovrebbe essere la stessa che alimentava lo Stagno di Agrippa, cioè quella del canale dell'Euripus.

Gli ospiti

Il palazzo, ai tempi del vice-cancelliere Pietro Ottoboni, dal 1689 al 1740, ospitò il celebre Teatro Ottoboni.

 

 

 

Sabato 24 Novembre 2018 ore 10.45

Prenotazione obbligatoria l Quota visita guidata e contributo d'inrtesso Euro 17.00. Visita svolta con l'ausilio di sistemi audio-riceventi
App.to ore 10.45 in piazza della Cancelleria, al palazzo l Individua sulla Mappa l Più info sul palazzo
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