programma
Sabato 13/02/2016
Napoli fu capitale di un regno capace di produrre, per secoli, artisti e architetti, letterati e musicisti, scienziati e pensatori di chiara fama mondiale. Questo itinerario ci condurrà alla scoperta del raffinato e privato mondo dei palazzi napoletani, frequentati, nel passato, da una vasta èlite dell'intellighenzia partenopea che si incontrava nei suntuosi salotto di palazzi e dimore aristocratiche inimitabili per unicità del linguaggio architettonico.
Oggi molti di quei cortili sono diventati il teatro del quotidiano del popolo napoletano, luoghi di ritrovo o di passaggio della gente, dove ammirare e sorprenderci talvolta dalle abitudini e di costumi.
Visiteremo il celebre cortile del palazzo dello Spagnolo. Venne eretto nel 1738 su commissione del marchese di Poppano, Nicola Moscati, unificando due lotti ricevuti dalla moglie. Il progetto viene affidato così ad un regio ingegnere, Francesco Attanasio, il quale sicuramente realizzò la scala a doppia rampa, definita ad "ali di falco", che fu pensata come una sorta di luogo di incontro, in cui avveniva una vera e propria vita sociale, vero luogo di rappresentazione della vita dei cortili napoletani che ispirò poi decine di altri esempi.
Sul finire del secolo venne acquistato da Tommaso Atienza, il cui soprannome lo Spagnolo è il motivo per cui il palazzo si chiama oggi in tale modo. Il nuovo proprietario realizzò così delle opere di espansione del palazzo facendo costruire un ulteriore piano. Il palazzo è forse il più pregevole esempio di architettura civile in stile barocco napoletano, grazie soprattutto alla imponenza esemplare della scala principale a doppia rampa, che costituisce la facciata interna dell'edificio, nonché caratteristica architettonica principale del barocco napoletano.
A poca distanza nel popolare Rione Sanità ammireremo una delle più importanti opere del famoso architetto napoletano Ferdinando Sanfelice, il suo palazzo, il palazzo Sanfelice. Il palazzo venne edificato tra il 1724 ed il 1726 e progettato come residenza con due corpi distinti unificati dalla facciata. I portali di accesso sono sormontati da una decorazione in stucco raffigurante due sirene che reggono un'epigrafe con iscrizioni composte, secondo alcune fonti, dal letterato Matteo Egizio.
Fulcro di questa magnifica composizione è il primo corpo di fabbrica, il quale è impostato attorno ad un vasto cortile ottagonale con la celebre scala a doppia rampa a vista, che conserva ancora le originarie decorazioni a stucco.
Passeremo poi ad ammirare due enormi, affascinanti e davvero unici ambienti ipogei. La prima visita sarà dedicata al famoso Cimitero delle Fontanelle, un antico ossario situato in una ex cava di tufo nel cuore del rione Sanità, destinato a seppellire le salme della popolazione che non trovarono posto nelle pubbliche sepolture delle chiese all'interno della città. Ben presto divenne luogo di culto popolare, in cui si concentrano riti, leggende e racconti di miracoli. Di grande devozione le ossa anonime che vengono da sempre adottate dai napoletani con il nome di “anime pezzentelle”, creando così quel legame tra vivi e non vivi eternamente presente nella città partenopea.
La seconda visita è invece dedicata al cosiddetto Tunnel Borbonico, ovvero il mondo capovolto di Napoli, l'altra anima della città che vive sottoterra. E' ritornato alla luce il Tunnel Borbonico, per lunghissimi anni abbandonato. Un altro gioiello sotterraneo che contribuisce a rendere ancor più preziosa la città. Fu realizzato per volere di Ferdinando II di Borbone con decreto 19 febbraio 1853, che incaricava l' architetto Errico Alvino di progettare un viadotto sotto il suolo. Il percorso doveva congiungere il Palazzo Reale con piazza Vittoria, passando per Monte Echia al fine di creare una strada rapida per l'esercito borbonico in difesa della Reggia. Lo scavo partì dalla montagna in via Pace, oggi via Domenico Morelli, l'attuale accesso al tunnel, diramandosi in due gallerie parallele per circa 84 m, fino a giungere alle Cave Carafe. Da qui si continuò con un'unica galleria. Gli scavi interrotti nel 1855 prima di realizzare seconda uscita, per motivi politici, furono terminati solo nel 1939, quando la cava fu riutilizzata come ricovero bellico. Di quel periodo si conservano scritte sui muri, statue fasciste, macchine d'epoca e documenti relativi al Deposito Giudiziale Comunale che arrivano fino agli anni 70. Un luogo celato fino a poco tempo fa, ora patrimonio di tutti.
Al termine delle nostre visite partenza in pullman GT per Roma con arrivo previsto alle ore 20.00 ca.