programma
Domenica 6/03/2016
Escursione per ammirare tre luoghi immersi nella suggestiva campagna toscana dove arte, architettura e leggende si incontrano.
Inizieremo le nostre visite con la Rotonda di Chiusdino ove è custodita la celebre spada nella roccia e l'attigua Abbazia cisterciense di San Galgano.
Il nucleo originario del complesso monastico è costituito dal piccolo eremo di Montesiepi, sorto in forme romaniche come mausoleo del giovane santo eremita pochi anni dopo la sua morte, far il 1182 e il 1185. La particolarità maggiore è la cosiddetta 'Rotonda di San Galgano' con pianta quasi unica per le costruzioni del tempo. Essa racchiude, oltre alla tomba del santo, la roccia con la spada. Sebbene un primo sguardo possa far pensare ad un'emulazione delle antiche tombe etrusche di Populonia, Vetulonia e Volterra in realtà l'architetto si ispirò a Castel S. Angelo e al Pantheon di Roma. La cappella è costruita usando file di pietra bianca alternata a strisce in mattoni e anche nella cupola continua l'alternanza bicroma che qui crea un'immagine con una sensazione d'infinito.
Con il crescere dell'interesse nel culto di San Galgano molti ricchi privati vollero contribuire all'abbellimento della rotonda, nel 1340 fu iniziata la costruzione di una cappella sul lato nord affrescata dal grande Ambrogio Lorenzetti, dipinti ancora oggi in parte visibili grazie ad un'attenta opera di restauro che ne ha arrestato il degrado. I monaci cistercensi stanziati a Montesiepi, non riuscendo più il piccolo eremo a contenere né loro né i fedeli, decisero di iniziare nel 1218 nella pianura sottostante la costruzione dell'abbazia, incoraggiati dal Vescovo di Volterra.
Di san Galgano, titolare del luogo, si sa che si festeggia il 3 dicembre e morì nel 1181 e che, convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza. La cappella fu edificata entro il 1185, sulla tomba del santo che era divenuto oggetto di culto popolare. Al momento della conversione, nel giorno di Natale del 1180, Galgano Guidotti avrebbe infisso nella roccia la sua spada, allo scopo di trasformare l'arma in una croce; in effetti nella Rotonda c'è un masso dal quale spuntano un'elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca di plexiglass. L'evidente analogia con il mito arturiano non ha mancato di sollevare curiosità e, ovviamente, qualche ipotesi ardita su possibili relazioni fra la mitologia della Tavola Rotonda e la storia di Chiusdino.
Ben presto i monaci di San Galgano divennero un punto di riferimento per tutto il territorio e per la Repubblica Senese, accumulando sufficienti beni per completare la costruzione dell'imponente Abbazia. Questa ha il classico aspetto goticheggiante degli altri complessi cistercensi, con pianta a croce latina a tre navate, ricca di capitelli intarsiati, chiostro, sala capitolare, campanile etc. Lo splendore e la ricchezza di San Galgano e gli ottimi rapporti con Siena attirarono su di essa le incursioni degli eserciti Fiorentini che, insieme ad altri eventi politici primo fra tutti l'introduzione della 'commenda' (nel caso specifico il conferimento ad una persona - il commendatario - di un beneficio ecclesiastico al fine del solo usufrutto delle rendite senza nessuno degli oneri annessi), portarono ad un rapido decadimento dell'abbazia già dalla metà del '400: nel 1550 i monaci erano ormai solo cinque, nel 1600 un solo vecchio e indigente monaco viveva fra le sue mura, ormai in rovina. Il 6 gennaio 1786 il campanile, alto 36 metri, crollò travolgendo buona parte del tetto.
Nel 1789 la grande chiesa fu del tutto abbandonata divenendo così un'enorme cava di pietre e colonne per i paesi della zona. Per fortuna dall'inizio di questo secolo molti lavori di ripristino e mantenimento sono stati intrapresi, tanto che oggi le rovine, ormai senza più tracce del tetto, di San Galgano sono il luogo nel quale si riesce a cogliere al meglio l'armonia fra cielo, pietra e terra ed uno dei monumenti medievali più visitati della Toscana.
Al termine delle visite mattutine pausa pranzo (facoltativo ma vivamente consigliato).
A seguire ci trasferiremo a Monte Oliveto Maggiore.
L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore venne fondata nel 1313 da san Bernardo Tolomei (1272-1348), professore di diritto appartenente a una delle famiglie più potenti di Siena che giunto al quarantesimo anno di età si ritirò in questo luogo solitario conosciuto come il Deserto di Accona, proprietà della sua famiglia. La fondazione del monastero fu approvata nel 1319 dal vescovo di Arezzo Guido Tarlati e dopodiché annessa all'ordine benedettino.
La costruzione del monastero iniziò nel 1320 e nel 1344 la nuova congregazione olivetana venne ufficialmente approvata da papa Clemente VI. L'abbazia ebbe sempre una grande importanza nel territorio senese. In fatti i suoi possedimenti arrivavano fino al borgo di Chiusure e nella Val d'Asso. Il fatto di essere anche dei grandi proprietari terrieri fece avere agli olivetani anche un ruolo nell'organizzazione agricola del territorio delle Crete. L'imponente complesso religioso si trova nell'area meridionale del comune di Asciano. È tuttora sede dell'abate generale della Congregazione benedettina di Monte Oliveto ed è anche sede dell'Istituto di restauro del libro.
L'abbazia è situata su un'altura a dominio delle Crete senesi all'interno di un bosco di cipressi, querce e pini, è uno dei più importanti monumenti della Toscana sia per l'importanza storico-territoriale che per l'elevato numero di opere d'arte in essa racchiusa. Si accede al monastero da un ponte levatoio che porta in un palazzo medievale in mattoni rossi sovrastato da una torre massiccia di forma quadrangolare dotata di barbacani e merlature. Questo edificio fu iniziato nel 1393 quale porta d'ingresso fortificata del monastero. Venne completato nel 1526 e restaurato nel XIX secolo. Sopra l'arcone d'ingresso è posta una terracotta smaltata raffigurante la Madonna col Bambino circondata da due angeli attribuita ai Della Robbia. Nei pressi è posta un'altra terracotta robbiana raffigurante San Benedetto benedicente. Superato il palazzotto si imbocca un lungo e suggestivo viale di cipressi. Lungo il viale sono posti l'orto botanico della vecchia farmacia, distrutta nel 1896 e una peschiera risalente al 1533. In fondo al viale è posto il campanile di stile romanico-gotico e l'abside della chiesa che presenta una facciata gotica.
Da una porta situato a destra del ingresso della chiesa si accede al Chiostro grande. Il chiostro grande è a pianta rettangolare e venne realizzato tra il 1426 e il 1443. È caratterizzato, sul lato più antico, da un loggiato a doppio ordine e da un pozzo costruito nel 1439. Il chiostro grande è completamente dipinto, sotto le volte, da affreschi riguardanti la vita di San benedetto realizzati da Luca Signorelli e Antonio Bazzi detto Il Sodoma. È una delle più importanti testimonianze della pittura italiana dell'epoca rinascimentale. La disposizione delle scene affrescate tra le campate del chiostro segue il racconto di San Gregorio. Gli affreschi del Signorelli sono quelli numerati dal 21 al 29 e vennero realizzati nel 1497-98. I restanti sono del Sodoma e vennero realizzati dal 1505 in poi. La chiesa a ad una navata a croce latina presenta un interno molto luminoso. È stata rinnovata in forme barocche nel 1772 da Giovanni Antinori. La maggiore opera d'arte presente è il coro ligneo intagliato e intarsiato di frà Giovanni da Verona, realizzato nel 1503-1505. Si tratta di uno dei più importanti esempi di opere di tarsia d'Europa. Altre opere degne di nota sono il leggio di frà Raffaele da Brescia. Dal transetto si accede alla Cappella del Sacramento che contiene un Crocifisso in legno policromato della prima metà del XIV secolo. Notevole anche la Sagrestia con il soffitto in legno intarsiato realizzato nel 1417.
Al termine delle nostre visite partenza in pullman GT per Roma con arrivo previsto alle ore 20.00 ca.