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La storia
Il maestoso edificio sorge nel rione Parione, sul lato rettilineo dello Stadio di Domiziano. Con l'elezione al soglio pontificio di Giovan Angelo Braschi, Papa Pio VI, membro di una antica famiglia cesenate di origine alessandrina imparentata con quella degli Onesti, si decise di realizzare il grande palazzo. Vennero così demolite una serie di costruzioni trecentesche verso via della Cuccagna, palazzo Caracciolo-Santobono e soprattutto il palazzo Orsini-del Monte, costruito nel 1516 da Antonio da Sangallo il Giovane. I lavori iniziarono nel 1791: successivamente il Papa regalò l'edificio a suo nipote Luigi, che non poté subito abitarvi a causa dell'occupazione francese del 1798 e la sua deportazione in Francia. Il palazzo, a eventi bellici conclusi, venne finalmente terminato nel 1811. Dispersi i beni della famiglia, palazzo Braschi fu in parte occupato dai creditori, finché nel 1871 venne acquistato dal Governo Italiano che vi pose la sede del Ministero dell'Interno. Le sale del palazzo ospitarono per breve tempo la sede del Partito Nazionale Fascista, per poi diventare nel 1952, la degna sede del Museo di Roma.
La costruzione
I lavori per l'edificazione del palazzo vennero affidati nel 1789 al Cosimo Morelli, che iniziò la costruzione due anni dopo, nel 1791. Per la particolare disposizione planimetrica del lotto - confinante con piazza Navona e la via Papalis -, il Morelli optò per una insolita pianta pentagonale, che permetteva di avere una facciata su piazza Navona e una su piazza di S. Pantaleo. L'esterno, completato nel 1794, presenta delle facciate austere. Un enorme basamento a bugne circonda il piano terra dell'edificio, includendo anche il piano ammezzato sormontato da un leone con la pigna tra le branche, emblema degli Onesti; sopra si compone il piano nobile che verso la facciata principale presenta una balconata con balaustrini per tutta la larghezza ripiegando sui fianchi. Nel fregio dell'ultima cornice si aprono delle finestre circolari alternate ai simboli dei Braschi, le stelle a sei punte e i gigli. Verso piazza Pasquino, il Morelli, per non creare un angolo vivo, decise di smussare l'incontro delle due facciate, creando un suggestivo e severo costone, con balcone al primo piano. Il semplice cortile rettangolare ad angoli smussati, ripresenta in parte, il linguaggio delle facciate esterne. Lo scalone principale, ideato dal Morelli ma portato a termine dal Valadier, venne compiuto nel 1804; venne decorato dallo stesso Valadier e da Luigi Acquisti e a ragione viene definito tra i più solenni di Roma. Le sale del piano nobile, vennero decorate in stile neoclassico, tra cui spiccano alcune volte d'ispirazione egizia.
Le curiosità
Lo scalone venne realizzato asportando ben diciotto colonne in granito provenienti dalle arcate del chiostro dei frati e delle suore dell'Ospedale di S. Spirito in Sassia. Al posto delle colonne, i nipoti di Papa Braschi, fornirono dei rocchi in travertino. Sotto il costone di palazzo Braschi su piazza Pasquino, fa bella mostra di se il gruppo di Enea che sorregge Patroclo, rinvenuto nel 1498 dal card. Oliviero Carafa sotto le sue proprietà, e da questi posto all'angolo del distrutto palazzo Orsini-Del Monte. Quando si costruì palazzo Braschi, il Papa, per non provocare tumulti popolari, fu costretto a lasciare la scultura al suo posto. E' una delle statue parlanti per voce del popolo, che con le sue satire, le "pasquinate", ha sempre causticamente offerto critiche a chiunque gestisse il potere, dai papi ai governatori, dai generali ai conservatori.. L'edificio, a causa delle pessime finanze dei Braschi, fu offerto quale primo premio in una lotteria organizzata per salvare il salvabile, da don Romualdo Braschi nel 1861.
Gli ospiti
Palazzo Braschi ha per breve tempo ospitato l'Accademia Filodrammatica Romana
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