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Villa Giulia è uno degli esempi più raffinati e rappresentativi dell'architettura del Manierismo a Roma. Fu costruita da papa Giulio III Ciocchi Del Monte (1550-1555) per farne la sua residenza sulla via Flaminia, poco oltre le mura urbane di Roma ed in particolare su un terreno già posseduto da cardinale e ampliato dopo l’elezione al pontificato.
Fu dato incarico per il progetto ai maggiori architetti presenti a Roma, sebbene all’epoca ancora agli esordi: Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati ed infine Jacopo Barozzi da Vignola.
Secondo quanto dice il Vasari, fu Michelangelo a revisionare il primo progetto. Il fatto che questi tre importanti artisti fossero agli inizi della loro carriera e che la villa stessa subì nel corso del tempo notevoli modifiche, ha reso complessa l’attribuzione delle varie parti della villa.
La facciata, quasi certamente realizzata dal Vignola, presenta due piani della stessa altezza. Al piano terreno si apre un portale affiancato da due nicchie, inserito in un triplice arco bugnato che si ripete al primo piano. La facciata è chiusa ad ogni estremità da un pilastro di ordine dorico.
La facciata posteriore presenta la grande esedra porticata semicircolare ideata dall'Ammannati, autentica innovazione architettonica, aperta su un prato piano che apre poi sul retrostante ninfeo utilizzato nelle stagioni estive per ospitare convivi. Il ninfeo, costruito intorno alla Fontana dell'Acqua Vergine, fu progettato e scolpito dal Vasari e dall’ Ammannati, e reca tre piani di logge coperte e decorate con statue di marmo e balaustre, mentre nella parte semi-ipogea campeggia un pregevole mosaico a tessere bianco-nere.
Nel 1796 nuovi lavori furono intrapresi da papa Clemente XIV che si occupò del restauro di parte della villa. Nel corso del tempo, molte statue presenti nel cortile e nel Ninfeo vennero trasferite in Vaticano.
Dopo aver assunto vari usi (fu ospedale, scuola veterinaria e alloggio di soldati), dal 1889, la villa Giulia venne destinata a Museo d’Arte Etrusca.
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